“Ma si, lascia perdere! Non fa nulla”

“Suvvia, non litigate, si può rinunciare qualche volta, non c’è niente di male!” Seguo la corrente, non voglio alterare il corso delle cose e non voglio creare problemi.

Dicono di me

Accomodante, calmo, diplomatico, stabile, modesto e affidabile.

Di attitudine positiva e compiacente, sostiene se stesso e gli altri con una visione risanante e armoniosa della vita, vuole che tutto fili liscio, senza conflitti; disposto al compromesso, tende a semplificare e minimizzare i problemi, si accontenta facilmente e offre il suo sostegno agli altri per mantenere la pace, la sua priorità in assoluto. Per creare e mantenere  la pace e l’armonia nel suo mondo, media i conflitti e tranquillizza gli altri in modo paziente e sensibile.

Un diffuso stato di confusione, una mancanza di vitalità e dinamismo, una sensazione di intorpidimento, noia, mancanza di vita, letargo e pesantezza possono caratterizzare la vita e le relazioni di questo pacificatore ad oltranza, che per esercitare il suo ruolo di mediatore, per sviluppare la capacità di vedere le cose da molte angolazioni e capire i punti di vista di tutti, necessariamente trascura i propri bisogni, interessi e punti vista, dissociandosi dalla propria vita interiore e abbandonandosi a piacevoli abitudini, alla comoda routine, scollegandosi dai problemi.

La paura che i conflitti alterino la sua pace mentale li porta inconsciamente a pensare che non valga la pena di discutere sulle cose e ad assentire anche quando non è d’accordo. Ma minimizzare i problemi e cercare di evitarli è anche un modo di costruire una barriera tra sé e gli altri, onde evitare che le loro richieste alimentino la sua ansia e distruggano la sua pace interiore.

Sento di me

Mi chiamano il pacificatore, e mai definizione fu più azzeccata. Mi sento in grado di unire le persone e risolvere i conflitti, le mie priorità sono la pace interiore ed esteriore per me stesso e per gli altri, la connessione cosmica, l’armonia anziché la sofferenza, l’unione anziché la separazione. Sono di buona compagnia, gioioso e armonizzante, ottimo amico e consigliere.

Ma il fatto è che mantenere l’ambiente sempre felice e sereno è faticoso, a volte snervante e opprimente. Il prezzo di non dare fastidio a nessuno, di mostrarmi moderato e compiacente, è una sorta di narcotizzazione di me stesso, dei miei veri desideri, dei miei intimi bisogni, e mi sorge il dubbio che la pace che ottengo sia solo un’illusione, più che altro una specie di indifferenza indotta e passiva, che mi dà la sensazione di non vivere veramente. Mi sento solo tra la folla, chiuso in un rifugio interiore dove l’ansia e il dolore di non sentirmi amato e desiderato per quello che sono si trasformano nella vergogna di avere bisogni e difficoltà, come tutti. 

Il risultato è che, anziché conquistare gli altri, li faccio fuggire, perché non sono vero, perché sembro partecipare, ma senza attenzione, senza impegno attivo, senza vero amore.

Così appaio e mi sento mediocre e grigio, cedo la luce agli altri, mi considero meno importante, e mi confondo con il fondo. Non voglio creare problemi, seguo la corrente, è più facile, più comodo e apparentemente meno doloroso.

Non mi arrabbio mai? Sì, potrebbe sembrare. Ma se avessi il coraggio di guardarmi dentro, di connettermi con me stesso, scoprirei di essere risentito, eccome! Quando mi adeguo agli altri in realtà mi sembra che si approfittino di me, che mi spingano sempre in una direzione verso cui non voglio andare, e più di una volta ho avuto la netta sensazione di essermi trasformato in uno zerbino, sensazione che, ovviamente, ricaccio immediatamente nel vuoto che sento dentro di me.

Una testimonianza da “Gli Enneatipi nella Psicoterapia” di Claudio Naranjo  Casa Editrice Astrolabio

Pollyanna sorrise gentilmente.” È per via del gioco, capisci?”.

“Quale gioco?”.

” Ma sì, il gioco della contentezza”….” Devi sapere che abbiamo cominciato a giocarlo il giorno che alla missione è arrivato un pacco enorme. E sai cosa conteneva? Una quantità di stampelle!”.

” Come? Stampelle?”.

”Sì. Io avevo una voglia matta di una bambola e papà aveva scritto in questo senso, ma la signora, che aveva mandato il pacco, di bambole non ne aveva. Disponeva soltanto di tutte quelle stampelle e le aveva spedite pensando che, un giorno o l’altro, potessero servire a qualcuno. È stato allora che abbiamo fatto per la prima volta il gioco”.

“Non vedo che cosa ci sia da divertirsi in una cosa simile”.

“Ma sì. Il gioco consiste proprio nel trovare qualcosa di cui ci si possa rallegrare in qualunque circostanza” rispose Pollyanna.

“Sarà, ma non vedo che cosa ci sia da essere contenti nel ricevere un paio di stampelle, quando si desidera una bambola”.

“E invece una ragione c’è” insistette. “Anch’io, in principio, non riuscivo a capirlo; eppure è semplice. Tanto per cominciare puoi essere contenta di non avere bisogno delle stampelle”.

Cosa posso fare allora per me?

La tua via è l’azione di riconoscere coscientemente i tuoi bisogni fisici o emotivi e agire armoniosamente per soddisfarli: è non trascurare te stesso per seguire il flusso imperante dei desideri degli altri.

Ichazo definisce la virtù dell’azione come il movimento essenziale senza interferenze della mente, che sorge naturalmente dal bisogno del corpo di funzionare in armonia con il suo ambiente.

La vera azione, l’opposto della narcotizzazione, sia verso l’esterno che verso l’interno, consiste  in un cambio radicale di prospettiva, che si concretizza nella capacità di discriminare ciò che davvero si vuole fare e nel farlo veramente.

Sforzati di rivedere le credenze limitanti su te stesso, soprattutto rispetto all’idea di non meritare considerazione né attenzione, e smetti di trascurare te stesso per compiacere desideri, preferenze e azioni degli altri. 

E potrai arrivare a pensare che forse anche tu puoi influire, che forse puoi essere più forte di quello che credi, che forse sei in grado di trovare l’energia di partecipare attivamente alla vita.

E riscoprire in te qualità meravigliose dell’enneatipo Nove

La pazienza dei Nove sani è immensa, un radicato, sereno e consapevole “lasciar essere”, che  applicano ad ogni situazione e persona incontrino nella loro vita, come buoni genitori che amorevolmente sanno insegnare ai propri figli con atteggiamento attento ma rispettoso. 

Con forza e capacità di resistenza rimangono saldi nelle difficoltà della vita, con grande calma e perseveranza accettano e affrontano le sfide,  con diligenza e forza di volontà raggiungono i loro obiettivi, come nella parabola della lepre e la tartaruga. 

Di straordinaria stabilità interiore, non si fanno sorprendere dagli alti e bassi della vita e laddove tutti gli altri reagiscono con angoscia, rappresentano il centro tranquillo che continua con pazienza e diligenza ad affrontare i problemi e a risolverli.

L’accogliente accettazione degli altri è il dono più prezioso che offrono alla società di oggi: apprezzano le differenze di opinione, i conflitti e le tensioni, che sanno comporre in una nuova sintesi che risolva il problema su un piano diverso. Vedono il bene in se stessi e negli altri, ascoltano senza giudicare, rispettano l’unicità di ogni creatura con il loro saggio vivi e lascia vivere”. 

Presenti in se stessi, vivi ed esuberanti, dinamici e allegri, lavorano per la pace e la guarigione del loro mondo. 

Con semplicità, innocenza, apertura e candore ispirano fiducia e fanno sentire gli altri a loro agio. Modesti rispetto alle loro capacità, si esprimono attraverso la musica, l’arte, la pittura o la danza, il mondo dei sogni e dei simboli. Si sentono tutt’uno con l’universo e pensano sinceramente che tutto è bene e va come deve andare. 

La Via dell’Amore

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