“Non ho bisogno di molto, ma ho bisogno del mio spazio”

Io non faccio parte di ciò che accade qui. Non mi adatto. Mi sento più sicuro osservando e contemplando la vita dallo spazio sicuro della mia mente.

Dicono di me

Cerebrale, sveglio, perspicace e curioso, sa concentrarsi e focalizzare l’attenzione sullo sviluppo di idee e competenze complesse. 

Cerca di rafforzare la sua immagine padroneggiando conoscenze o abilità che lo facciano sentire competente e forte. Non gli interessa competere con gli altri, ma esplorare nuove idee e forme. I suoi “hobbies” potrebbero produrre idee originali, invenzioni e arte. 

Riservato e appartato, evitante ed essenziale, può essere ossessionato dai suoi pensieri e dalle sue elaborazioni immaginarie. 

Insicuro di sé, sente il bisogno di essere sempre più preparato per occupare il suo posto nel mondo, e preferisce vivere nella sicurezza della sua mente, trascurando le emozioni e le relazioni.

È avaro sia con se stesso che con gli altri, non è interessato né ai possessi materiali né ai rapporti troppo intimi, per avere poco a cui attaccarsi e poco di cui sentire la mancanza nel caso dovesse perderli. Non vuole essere confinato, costretto o prigioniero di nulla, non vuole essere assoggettato o impegnato da nulla da cui non possa uscire.

Diventa asociale e chiuso in se stesso se gli altri minacciano il suo spazio, o se ritiene che i loro bisogni lo distraggano dai suoi progetti. Generalmente diffidente, tende a chiudersi in se stesso per stare tranquillo, riduce al minimo le sue esigenze e diventa nervoso, trascorrendo il tempo da solo, immaginando realtà alternative. 

I suoi bisogni sono scarsi, inclusi quelli fisici, e subisce le richieste degli altri con un senso di svuotamento, temendo che aprirsi troppo causerà un’emorragia delle sue limitate risorse, per cui tende a tenere tutto dentro. Anche perché prende tutto molto sul serio. 

Sento di me

Sono cortese, tranquillo, calmo, riservato, ho una grande sete di sapere, voglio scoprire come sono le cose e come funzionano, che si tratti del cosmo, del mondo microscopico, di una sveglia o del mondo interiore della mia immaginazione. Studio, faccio domande e approfondisco gli argomenti.

Non accetto le opinioni né le dottrine di altri, sento una forte necessità di esaminare di persona la verità, di osservarla e contemplarla nella mia mente, dove mi sento più sicuro. Il noto non mi interessa, voglio generare idee insolite, originali e ingegnose, mi piace sapere ciò che gli altri non sanno. 

Ma il fatto è che a volte mi sento incapace di interagire con gli altri e di avere relazioni profonde, soprattutto di tipo emotivo o sentimentale. Amo osservare ma non essere osservato, posso sembrare freddo e distaccato, ma è solo un modo per difendermi celando i miei veri sentimenti.

Asociale? Sì, forse, ma le attività “sociali” mi appaiono inutili e dispendiose, molto meglio dedicare il mio prezioso tempo allo studio e alla conoscenza. Del resto la solitudine non mi pesa, anzi, la considero una risorsa, meglio soli che male accompagnati! In realtà un po’ mi ci rassegno, ma trovo i rapporti molto personali un po’ stressanti, ho sempre l’impressione che gli altri si aspettino da me una reazione o una risposta che non sono in grado di dare. 

Avaro? Potrebbe sembrare, ma per me è solo un problema di disponibilità di risorse, tempo, energie. Potrebbero esaurirsi da un momento all’altro, ed io, allora, come farei? Se nego cose a me stesso e agli altri, è solo per non attaccarmi a nulla che potrei un domani perdere: non riuscirei a sopportarlo.

Così riduco al minimo le mie esigenze e sono felice con pochissime comodità; faccio con poco, con le cose essenziali, per paura di percepirmi vuoto e rimanere senza nulla.

Una testimonianza da “Esperienze di trasformazione con l’Enneagramma” di Claudio Naranjo – Edizioni Astrolabio.

Ci isoliamo, non ci aspettiamo niente da nessuno e non abbiamo fiducia nella vita; gli altri, come la vita stessa, diventano un universo posto dietro un vetro che ci separa da tutto. Dal lì osserviamo ciò che accade fuori come se ci fosse estraneo, per paura e colpa di esistere.

Da una parte, viviamo come minacciosa qualsiasi relazione con l’esterno, che nel migliore dei casi ci procurerà dolore. Dall’altra, in fondo, ci sentiamo colpevoli nell’interazione con gli altri, perché sentiamo che potremmo dare loro fastidio. Pensiamo che se non abbiamo bisogno e siamo autosufficienti riusciremo a sopravvivere, e così non ci faranno del male e non lo faremo nemmeno noi.

Il mondo emotivo è per noi minaccioso, complicato, e pensiamo di poterle prescindere perché è spiacevole. Per questo preferiamo non farci coinvolgere emotivamente e starcene nel ruolo di semplici osservatori della vita. 

Cosa posso fare allora per me?

La tua via è la generosità: abbandonare la tua distanza da te stesso, connettendoti con le esperienze attraverso il corpo e le emozioni, senza il filtro di protezione della mente, e partecipare alla realtà, contemplando le infinite ricchezze del mondo, abbandonando la tua compulsione ad esplorare il terreno in anticipo cercando di pensare come attraversarlo, invece di attraversarlo veramente. 

È necessario sperimentare come reali i limiti della mente e della volontà, perdendo la fede nell’onnipotenza dell’intelletto, ritirare la fiducia nelle teorie, nell’accumulo di conoscenza, nelle visioni straordinarie, e cominciare ad interessarti a ciò che a che vedere con il corpo e le emozioni.

Lasciare il mondo esclusivo della ragione ti permetterà di dare spazio alla sensazione, al riconoscimento dei bisogni, al potersi sentire come parte integrante del mondo, senza avere tanto bisogno di isolamento.

Nei confronti degli altri, generosità significa darsi, aprirsi, concedere e concedersi, senza paura della frustrazione e senza l’ossessione di restare senza.

E potresti arrivare a pensare di poterti fidare delle persone e far loro sapere di cosa hai bisogno, forse potresti vivere felice nel mondo, forse il futuro non ti riserverà spiacevoli esperienze di penuria e mancanza. 

E riscoprire in te qualità meravigliose dell’enneatipo Cinque

I Cinque contribuiscono al mondo con una straordinaria percezione e una profonda comprensione. Possiedono la visione d’insieme, che comprende il tutto e le sue parti, abbracciando vari punti di vista senza il limite dell’attaccamento.

Osservatori e percettivi, sensibili ai cambiamenti, percepiscono sfumature che ad altri sfuggono, riuscendo ad individuare la soluzione di un problema nel modo più utile e diretto.

Candidi e curiosi come bambini, non perdono il senso della meraviglia e fanno continuamente domande sul mondo che vogliono genuinamente conoscere. Dotati di pazienza e capacità di concentrazione, sanno perseverare nel loro intento di catturare l’essenza di ciò che vogliono esplorare.

La curiosità infantile e il senso della meraviglia per il creato li rendono innovativi e creativi: giocano con le idee come un bambino giocherebbe con i mattoncini o il meccano, donando così al mondo scoperte e conoscenze nuove, valide e e di grande utilità.

Non si occupano delle regole, che in qualche modo li annoiano, ma si infiammano per le incongruenze e le eccezioni, certi che proprio in esse troveranno la scintilla, la spiegazione ultima, il senso profondo delle meravigliose stranezze della vita, che desiderano, con sincera generosità, comunicare agli altri.

La Via dell’Amore

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