Non riesco a dormire, il cuore mi duole. 

Chi bussa alla mia porta in questa gelida notte?

Chi può essere a tal punto solo e disperato 

da vagare nell’oscurità per le strade coperte di ghiaccio 

prima ancora che albeggi? 

Fantasmi, dunque, ombre palpabili,

maestri del travestimento, fan comunella, 

ti assediano e ti girano intorno.

Resteranno per sempre al tuo fianco ovunque tu fugga, 

dal centro della terra alla nuvola più alta. 

Son semi che pure in un’arida terra germogliano 

e nutrono i frutti che corrispondono alla loro propria specie.

Paura, solitudine, confusione, 

dubbio, amarezza, risentimento, 

disperazione, odio, arroganza.

Ne vuoi un saggio? Guarda me,

che per tema della gente, della fame e del freddo, 

ora vivo solo, in strettezze, in una buia e gelida dimora. 

T’hanno mai detto caro ragazzo 

che la paura è l’estremo opposto dell’amore?

INCANTI di Lorenza Bonazzoli – Edizioni Virgilio Milano

IL BAMBINO CINQUE

Il gelido Mister Scrooge, nel romanzo Incanti, è associato all’Enneatipo Cinque e verosimilmente è stato una bambino riservato e solitario. È possibile che Dickens riporti una nota autobiografica nella storia del piccolo avaro: il padre era stato arrestato per debiti e il dodicenne Charles mandato a lavorare con i ragazzi dei bassifondi in una baracca infestata dai topi di una fabbrica di lucido da scarpe; alla sera raggiungeva la famiglia che viveva in prigione con il papà. Un’esperienza traumatica che segnò in modo irreparabile la psiche del giovane Dickens.

“Non vi sono parole per esprimere la segreta agonia della mia anima nel cadere in quella compagnia… nel sentirmi spezzare nel petto le vecchie speranze di poter essere un giorno un uomo colto ed eminente… la disperazione che provava il mio cuore di ragazzo… Tutta la mia natura era così penetrata dal dolore e dall’umiliazione di quei pensieri, che perfino adesso, famoso e lusingato e felice, dimentico spesso i miei sogni di avere una moglie che amo e dei figli che amo; dimentico perfino di essermi fatto un uomo; e torno desolatamente a vagare in quel tempo della mia vita.”

I piccolo Scrooge, nelle stesse parole di  Dickens, diventa un adulto aspro e tagliente come una pietra focaia, chiuso, sigillato e solitario come un ostrica, che accetta l’abbandono come un destino e si adegua ritirandosi come un vecchio arido in un eremo, vittima della sensazione che la sua infanzia gli sia stata sottratta per non essergli mai più restituita; non si concede lussi, modesti e frugali sono il suo vestiario, il suo vitto, il luogo di lavoro e la sua abitazione.

“Il freddo che aveva dentro… la sua bassa temperatura se la portava sempre addosso…”.

Nel suo bisogno di indipendenza questo bambino sembra aver abbandonato la ricerca dell’amore attraverso il suo desiderio di essere lasciato solo, senza esigenze, inganni e manipolazioni.

 

Il piccolo Tim, salvate il piccolo Tim, per carità! 

Accendete un bel fuoco e imbandite la tavola della sua triste dimora. Se nessuno la farà, morirà, o diverrà come me, e non so cosa sia peggio. 

Un vecchio sommerso dai rimpianti, dai ricordi perduti, assediato dalle ombre delle cose non fatte che avrei potuto cambiare. 

La mia anima gelida si è nel tempo ripiegata su se stessa, nel vano tentativo di allontanare l’amara memoria di sentirmi completamente abbandonato e senza speranze. 

Eppure anche allora amavo il Natale, come tutti i bambini, come il piccolo Tim. A loro basta poco, un niente, e ti donano un sorriso. 

Le campane che riempivano l’aria di festa, i piccoli doni, ghirlande, auguri, dolcetti, allegria, amore. Spettavano anche a me, sì, per un giorno, ma li ho dimenticati. Le mie ricchezze? E a che servono se non le usi? 

A che servono l’aria se non la respiri, l’acqua se non la bevi, il tempo se lo sprechi lasciandolo scorrere fuori dalle mura sigillate di un eremo decrepito? 

Dai retta, vanno a male, imputridiscono, proprio come me. Ho terrore della fame, della miseria, della morte, come tutti. O forse della vita, chissà. 

Ed ora che questi spettri mi alitano in faccia la mia viltà e mi mostrano l’orlo della tomba, vorrei solo avere il tempo di salvare il piccolo Tim, il piccolo me.

INCANTI di Lorenza Bonazzoli – Edizioni Virgilio Milano

Il romanzo “INCANTI, è solo una fiaba” lo trovi qui:

 http://www.edizionivirgilio.com

Richiedi il TEST EASY GRATUITO

per un primo approccio all’ENNEAGRAMMA !

Rispondi

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: